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The Loose Cannon. Untitled Document
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Anonimo:  Ci parli di qualcosa?

lamoretisbranacongliocchidolci:

thebluesuicide:

Voglio raccontarvi di un giorno che per me è davvero stato unico. Infinito. Stupendo.

Me lo ricordo bene, quel sabato. Due mesi fa. Avevo detto ai miei che dopo la scuola sarei andato in centro a Bergamo, come ogni sabato d’altra parte. La verità? Non sono andato a Bergamo. O meglio, ci sono andato ma solo per 10 minuti.
Dovete sapere che in quel periodo ero molto legato ad una ragazza, a me piaceva molto, davvero. Lei però doveva trasferirsi, al sud… Decisi così di invitarla ad uscire, un’ultima volta. Mamma mia, mi tremano le mani solo a ricordare ciò.
Comunque, andiamo avanti.
Erano le 13.50, lo ricordo benissimo, ero appena sceso dal treno per la stazione di Bergamo, continuavo a fissare lo schermo dell’iPhone, la stavo aspettando. Pochi minuti la vidi, il suo sorriso illuminava tutto, il suo modo di camminare, i suoi capelli castani con i riflessi biondi… Indimenticabili…
Mi corse incontro e mi abbracciò.
Le diedi un bacio sulla guancia, come sempre d’altra parte. Poi mi disse: “Come mai ci vediamo qui in stazione e non al solito posto?”
Senza dir nulla le presi la mano, glie la strinsi forte e mi incamminai verso un’altro binario. Il treno per Milano. So che si doveva trasferire, e lei non aveva ancora visto Milano, una città unica, affascinante per certo versi. Lei ovviamente era spaventata e sorpresa, mi chiese d’istinto: “Perché andiamo su questo treno?” - le risposi - “Tra 3 giorni parti. Non puoi andartene senza aver passato una giornata unica”.
Alla fine si convinse e salimmo su quel treno. Passammo quell’ora a parlare, argomenti stupidi, a volte scontati, ma qualsiasi argomento andava bene, a me bastava ascoltare la sua voce, così perfetta.
Arrivati a Milano, dopo aver girato mezza Metro ridendo come cretini perché sbagliavamo strade, la portai in piazza Duomo. Ahh il caro e vecchio Duomo. Lei era felicissima, si vedeva. I suoi genitori, come i miei del resto, non la lasciavano andare “lontano” senza di loro. Ma io ho voluto dare uno strappo alla regola.
Passammo il pomeriggio a ridere e scherzare, per le strade di quella immensa città, per i negozi, fermandoci di tanto in tanto. Mangiammo un gelato, io yogurt e cioccolato, lei puffo e crema. Dettagli che posson sembrare stupidi, ma io me li ricordo, li voglio ricordare. Si era sporcata un po, era una grande pasticciona. Le pulii il viso, e poi boh. I suoi occhi si incrociarono con i miei. E li, con il gelato che gocciolava in mano, senza dire una parola, avvicinai le mie labbra alle sue. Non me lo dimenticherò mai. Giuro. Quelle labbra morbide. Le toccai la guancia con una mano, la sua pelle, così liscia… A lei cadde il gelato, mi si sporcò lo zaino, ho ancora le macchie, ma non importa. Quel momento magico è stato bellissimo. Ma una cosa mi tormentava, quello era l’ultima volta che la vedevo. Quel giorno. Quel magnifico giorno. Se ne rese conto anche lei, dato che le scendevano le lacrime. Sto tremando…
Verso le 6 andammo da Burger King a mangiare. Un fast food non è esattamente l’ideale di posto romantico, ma alla fine bastava che ci fosse lei. Anzi a dire il vero fu lei che mi costrinse ad andarci. Io non volevo per paura di perdere il treno di ritorno. Quello fu un momento bellissimo, un’ora intera a mangiare e parlare, parlare, parlare. Il tempo volava. Alla fine corremmo perché il treno di ritorno sarebbe partito 25 minuti dopo. Correre nella metro, di nuovo, mano nella mano. Lo rifarei mille volte. Prendemmo quel treno, appena in tempo, ma non i biglietti…
Appena mi sedetti lei si mise sulle mie gambe, e mi abbracciò. Penso che quello sia stato allo stesso tempo uno dei momenti più felici della mia vita ma anche uno dei più tristi. Passò un controllore ovviamente, ma al posto di chiedermi i biglietti mi fece delle strane domande sui miei capelli, verdi, e poi se ne andò. Quando chiuse dietro a sè lo sportello della carrozza io e lei scoppiammo a ridere. Quanto era bella quando rideva. Alla fine arrivammo a Bergamo, era stata una giornata bellissima. Scendemmo dal treno, mi cadde il mondo addosso. Era l’ultima volta che la vedevo. Ne ero stato innamorato per mesi ma mai avevo avuto il coraggio di dichiararmi, una come lei con uno come me. E quel pomeriggio mi aveva creato tanti di quei rimorsi…
Alla fine, ancora una volta, lei scoppiò in lacrime, e non nego che anche io ero abbastanza giù ecco, qualche lacrima mi scese. Un ultimo bacio, che mi ricorderò a vita.
Mi manchi Diana, ti voglio e ti vorrò sempre bene.

oh.